Ci sono notizie che non fanno solo arrabbiare: fanno male al cuore. Perché ti mettono davanti a due mondi che non si parlano, separati da un fossato dove l’uguaglianza dei cittadini sembra diventata soltanto un’illusione scritta su carta.
con gli occhi di pasquale | la rubrica di pasquale abete
Nel 2024, il lavoro d’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, poi ripreso e approfondito da Report, ha portato a galla una realtà difficile da digerire. Dietro quelle inchieste ci sono giornalisti, donne e uomini liberi che ci ricordano perché l’informazione indipendente è l’ultimo baluardo che ci permette ancora di sperare. Quello che hanno scoperto è assurdo, eppure del tutto legale.
Mentre una famiglia normale fatica ad arrivare a fine mese, vedendo i propri risparmi divorati dall’inflazione e azzerati da tassi d’interesse ridicoli (spesso vicini allo 0,2%), dentro i palazzi del potere il denaro segue regole opposte. Con un bando di gara ufficiale del 2024 per assegnare la filiale interna alla Camera dei Deputati, Montecitorio ha preteso e ottenuto per i propri parlamentari un trattamento d’oro: Tassi sui conti fino al 5,6% garantiti sulla liquidità sempre disponibile. Nessun vincolo, nessun rischio. Lo stesso rendimento che un cittadino comune otterrebbe solo immobilizzando i propri soldi per decenni o rischiandoli sui mercati.
Prestiti e scoperti agevolati, mentre chiunque altro rischia tassi usurai per un piccolo rosso in conto. E la banca aggiudicataria, Intesa Sanpaolo, come si pone di fronte alla sua clientela normale? Per i grandi colossi bancari, i parlamentari rappresentano “clienti d’élite”: figure con retribuzioni elevate e forte centralità istituzionale. Offrire loro un tasso d’eccezione come il 5,6% rientra nelle dinamiche commerciali per attrarre e fidelizzare profili ad alto valore. Ma qual è il costo effettivo per il sistema? In un contesto generale in cui i tassi sui depositi della gente comune stentano a crescere e le commissioni mantengono il segno più, la sensazione amara è che a sostenere questi equilibri siano ancora una volta i piccoli risparmiatori. Tuttavia, simili domande, per quanto lecite, andrebbero indirizzate direttamente al mittente: a Montecitorio e a coloro che quel bando di gara lo hanno promosso.
La cosa che ferisce di più?
Non c’è stato nessun sotterfugio, nessuna mazzetta: la gara d’appalto dell’istituzione ha “premiato” la banca che offriva le condizioni personali migliori ai deputati. Lo Stato ha usato il proprio peso istituzionale non per tutelare la collettività, ma per garantire privilegi privati a chi lo rappresenta. L’Articolo 54 della Costituzione impone a chi ricopre funzioni pubbliche di adempierle con “disciplina ed onore”. Ma di fronte a questa convenzione, la politica si è mossa in modo compatto: nessun partito si è opposto formalmente, nessun parlamentare ha rinunciato. E allora la domanda sorge spontanea: se tutti hanno accettato questo privilegio senza muovere un dito, chi di loro può definirsi ancora credibile quando ci parla di sacrifici?
È la prova di una classe politica che ha smarrito il contatto con la realtà e con le persone che dovrebbe servire. Ma la luce accesa da chi fa ancora giornalismo d’inchiesta ci dimostra che non tutto è perduto: finché ci sarà qualcuno disposto a svelare la verità, avremo sempre uno strumento per prenderne coscienza e pretendere un cambiamento.
LA PUNTATA DI REPORT SUI PRIVILEGI DELLE BANCHE A MONTECITORIO













