con gli occhi di pasquale | la rubrica di pasquale abete
Siamo costantemente immersi in un unico elemento che è l’aria che respiriamo. Ma proprio perché ci è del tutto naturale tendiamo a non avvertirla, a darla per scontata, dimenticando che è ciò che ci tiene in vita e ci lega gli uni agli altri. Diversamente accade quando ci immergiamo nell’acqua, che sia nel mare o nella dimensione di una piscina. Lì la sensazione cambia: avvertiamo in modo tangibile e fisico di essere immersi in un elemento denso che ci sostiene, ci avvolge e ci unisce tutti.
Inoltre, se ci soffermiamo a riflettere, scopriamo che la stessa identica trama attraversa l’umanità intera: i nostri cuori, miliardi di cuori, battono allo stesso ritmo. E le esigenze fondamentali necessarie per il buon vivere sono le stesse per ciascuno di noi, così come ci accomunano, in modo profondo e inesorabile, i tempi del nascere e del morire.
Anche le capacità e le virtù di ognuno di noi non nascono nell’isolamento del singolo, ma sono il frutto maturo di un lungo e complesso processo evolutivo che coinvolge il vissuto dell’intera esistenza umana. Proprio perché scaturiscono da questo patrimonio comune e dalla storia di tutti, tali capacità dovrebbero per loro natura essere messe al servizio del bene collettivo.
Tutto questo ci pone di fronte a un’unica e ineludible verità: non è umanamente giusto, né logico, sostenere un privilegio che priva gli altri di ciò che è essenziale. Il vero progresso umano non si misura da quanto pochi individui riescano ad accumulare o trattenere per sé, ma da quanto la collettività sappia garantire a ogni essere umano le condizioni per vivere con dignità.
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