Nel saggio Homo Tropicus, l’espressione “grado zero della civiltà” assume un valore sia storico-antropologico che filosofico-esistenziale, collegandosi direttamente alla tesi centrale dell’autore.
di pasquale abete
Per comprendere questo concetto occorre scomporlo nelle sue componenti principali.
Il significato filosofico: La condizione primaria dell’uomo
In semiotica e filosofia culturale (ispirandosi al celebre concetto di grado zero di Roland Barthes), il “grado zero” indica uno stato neutro, originario e privo di incrostazioni ideologiche o artificiali.
L’Uomo Tropicale (Homo Tropicus): Rappresenta la condizione umana “al grado zero”, ovvero l’essere umano integrato nel suo habitat biologico di elezione (le zone tropicali-subtropicali) e nutrito dal suo cibo elettivo (la frutta e i vegetali crudi).
Assenza di mediazione tecnica aggressiva:
In questo stato primordiale, l’uomo non necessita ancora di tecnologie complesse di manipolazione profonda del cibo (cottura prolungata, conservazione, agricoltura intensiva) né di armi da caccia.
Il punto di frattura:
L’inizio della “civiltà” come deviazione
Per l’autore, la civiltà non nasce come un lineare processo di perfezionamento, ma come una strategia di ripiego ed emergenza. La perdita dell’ambiente elettivo: Allontanandosi dalle fasce tropicali (glaciazioni, migrazioni), i gruppi umani perdono l’accesso al loro nutrimento naturale continuo.
L’onnivorismo d’emergenza:
Per sopravvivere, l’uomo si adatta mangiando carne e riccorrendo al fuoco per rendere commestibile ciò che prima non lo era.
L’istituzionalizzazione del mito:
Una transitoria necessità di sopravvivenza viene eretta a “cultura”, “tradizione” e infine a dogma (il mito onnivoro).
Il “grado zero” segna quindi il confine oltre il quale l’uomo abbandona la propria natura biologica armonica per costruire strutture tecnologiche e culturali necessarie a compensare la perdita di sintonia con l’ambiente.
LE IMPLICAZIONI DEL CONCETTO NELL’OPERA
Nutrizione: Passaggio da un’alimentazione frugivora-vegetale a spesa digestiva minima, a una dieta onnivora e cotta ad alto sforzo metabolico.
Habitat: Dal clima ideale dei Tropici (equilibrio naturale), all’ambiente urbano e domestico costruito artificialmente per sopravvivere.
Rapporto con la natura: Da una convivenza simbiotica e partecipativa, a un approccio di dominio, estrazione e manipolazione.
Salute: Dalla vitalità spontanea priva di patologie, a un organismo sovraccaricato da tossine e infiammazioni croniche.
In sintesi:
Con “grado zero della civiltà”, Fabrizio Dresda indica la baseline ecologica e fisiologica dell’umanità. Comprendere questo stato originario non serve a proporre un impossibile “ritorno al passato”, ma ad acquisire una chiave critica per decodificare le crisi sanitarie, ambientali ed esistenziali dell’uomo contemporaneo.
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