Il rogo sviluppatosi lunedì 31 agosto nella zona industriale di Airola (Benevento), presso l’impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti urbani e speciali non pericolosi sottoposta a sequestro ha gettato ombre nere per tutto il peggio che si può immaginare nella mente dei cittadini di una zona della Campania vocata all’agricoltura e piena di verde, storia e vivibilità. Le fiamme hanno aggredito una massa di rifiuti stimata in circa un milione di metri cubi, composta in larga parte da plastiche, carta e pneumatici, provocando il prolungato sprigionamento di una fitta colonna di fumo nero che ha interessato un perimetro territoriale di circa tre chilometri quadrati e un’intera vallata, coinvolgendo diversi Comuni. Centinaia di cittadini hanno dovuto respirare fumi e veleni. Ad incendio non ancora del tutto domato si apre lo scenario della ricerca delle responsabilità. Un esposto sul “Caso Airola” è stato presentato dall’avvocato Teresa Meccariello al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e al Presidente della Regione Campania. Ha scritto anche il sindaco di Montesarchio Carmelo Sandomenico ed altri primi cittadini. Ci si chiede come si poteva si poteva evitare e soprattutto cosa fare per evitare altri danni ora.
francesco de rosa
Ora ovviamente ci si preoccupa per le possibili ricadute sulla salute dei cittadini, sull’agricoltura e sulla filiera agroalimentare della Valle Caudina. L’esposto dell’avvocato Meccariello richiama la fascia prioritaria di potenziale contaminazione individuata dall’ASL, fino a tre chilometri, per i controlli a campione sulle aziende agricole e zootecniche. Anche questa è salute dei cittadini messa a rischio come per i veleni che hanno respirato in questi giorni. Nell’aprile 2024 l’impianto era stato sottoposto a sequestro preventivo da parte del GIP di Benevento, nell’ambito di un’indagine del NOE dei Carabinieri di Napoli, per ipotesi di illecita gestione di rifiuti, scarico abusivo e violazione delle prescrizioni autorizzative.
«Quello che è accaduto ad Airola – ha scritto poche ore fa Carmelo Sandomenico sindaco di Montesarchio – riguarda tutta la Valle Caudina. La nube non conosce confini comunali e quando sono in gioco l’ambiente e la salute dei cittadini nessun Sindaco può considerarsi estraneo. C’è però una questione sulla quale credo sia necessario fare immediatamente chiarezza. Se, come risulta dalle informazioni disponibili, l’area interessata dall’incendio era già sottoposta a sequestro giudiziario, chi ne aveva la custodia? Chi doveva garantirne la messa in sicurezza? Chi doveva provvedere alla rimozione dei rifiuti? Da quanto tempo quei materiali erano lì? E soprattutto: perché erano ancora lì? Le istituzioni competenti conoscevano la situazione? Erano state impartite prescrizioni? Qualcuno aveva segnalato il pericolo rappresentato dalla permanenza di quella enorme quantità di materiale? Sono domande semplici alle quali, dopo quello che è successo, la Valle Caudina ha diritto di avere risposte. Per questo ritengo che i Sindaci dei Comuni interessati debbano muoversi insieme. Dobbiamo acquisire tutti gli atti, verificare cosa sia accaduto e valutare la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica affinché siano accertate eventuali responsabilità e omissioni. E se dalle indagini dovessero emergere reati e un danno ambientale per i nostri territori, ritengo che i Comuni interessati debbano valutare anche la costituzione di parte civile. Non si tratta di cercare oggi un colpevole. Si tratta di pretendere la verità. Perché un’area sequestrata non può trasformarsi in un luogo dimenticato fino al giorno in cui accade un disastro. Prima viene la salute dei cittadini. Poi vengono le responsabilità. E su entrambe pretendiamo chiarezza».
Teresa Meccariello, ugualmente, nell’esposto ha fatto riferimento all’accumulo di rifiuti ammassati “fuori layout”, ad altezze ritenute pericolose sia all’interno sia all’esterno del capannone di circa 5.000 metri quadrati, con conseguenze sulla viabilità interna e sulle vie di sicurezza. «Ciononostante – si legge nella petizione – il sito non è mai stato svuotato né bonificato», conservando fino al 31 agosto 2026, secondo la ricostruzione proposta, un carico di incendio considerato insostenibile per la pubblica sicurezza. La petizione richiama poi il precedente incendio del 13 ottobre 2021, quando la zona PIP di Airola fu interessata dal devastante rogo che distrusse lo stabilimento della Sapa e l’adiacente struttura logistica». Un precedente che, secondo l’avvocato Meccariello, rende necessario verificare se dopo quell’evento siano state adottate idonee misure preventive e di sicurezza sull’intera area industriale. Si sottolinea anche la portata sovracomunale dell’emergenza.
Il primo settembre si è tenuta in Prefettura a Benevento una riunione straordinaria di coordinamento con i sindaci di 11 Comuni interessati, oltre ai vertici delle forze dell’ordine, dei Vigili del Fuoco, dell’ASL, dell’ARPAC e della Prefettura di Avellino. Il ritardo negli esiti analitici o la mancanza di un sostegno pubblico immediato rischierebbero di provocare danni alle imprese agricole, ai coltivatori diretti e all’agricoltura privata, con conseguenze anche sulla filiera agroalimentare locale.
Si richiama il possibile effetto cumulativo degli inquinanti derivanti dai roghi del 2021 e del 2026, ipotizzando possibili ricadute sui terreni, sulle falde acquifere e sulla catena alimentare della Valle Caudina. Un aspetto sul quale, viene sottolineato, sarebbe necessario effettuare verifiche approfondite. Le ordinanze di 12 sindaci e le indicazioni dell’Asl di Benevento a tenere porte e finestre chiuse, spegnere i condizionatori e lavare accuratamente i prodotti dell’orto, restituiscono la piena drammaticità della situazione. Si tratta di un territorio agricolo e collinare, a forte vocazione vitivinicola e ortofrutticola, custode di biodiversità, lavoro e produzioni di eccellenza. Oggi rischia di subire un impatto ambientale ed economico pesante e duraturo: suolo, aria, acqua e colture sono esposti a contaminazioni potenzialmente gravi. I monitoraggi dell’ARPAC su diossine, furani, PCB diossina‑simili, benzene e polveri sottili non fanno diminuire la preoccupazione per le esalazioni che tante comunità locali della zona hanno già subito. Non si può immaginare che ci possa essere un sito già noto alle autorità – come quello di Airola, sottoposto a sequestro nel 2024 – che possa restare lì e rappresentare una vera bomba ecologica a cielo aperto nel cuore delle campagne sannite.
Intanto la Regione Campania si mobilita. «Sto seguendo con grande attenzione l’evoluzione dell’incendio divampato nell’area industriale di Airola, restando in costante contatto con il direttore dell’Arpac, in attesa di ricevere i dati provvisori del monitoraggio già attivato sulla qualità dell’aria e sui livelli di diossine» ha dichiara l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca. «In queste ore – ha proseguito – la priorità assoluta resta la tutela della salute dei cittadini e la completa gestione dell’emergenza. Parallelamente, però, dobbiamo tenere alta l’attenzione sulle nostre campagne, sulle coltivazioni, sugli allevamenti e sulle produzioni agroalimentari delle aree raggiunte dai fumi. La situazione riguarda non soltanto il Sannio e la Valle Caudina, ma, a causa della direzione dei venti, anche diversi territori dell’Irpinia e della città di Benevento. Solo dopo lo spegnimento e i dati definitivi, valuteremo, insieme alle amministrazioni locali e agli organismi competenti, tutte le misure necessarie per tutelare il suolo, l’aria e il settore agricolo».
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