Ha un’impresa in uno dei settori più corrotti che ci siano oggi in Italia: quello dei rifiuti e dell’igiene urbana. Un settore che conta decine di inchieste e di casi giudiziari, arresti, tentativi continui di trarre vantaggio. Un settore che si presta benissimo alla commistione tra la peggiore politica e le peggiori imprese. Perché le gare per appaltare la pulizia delle città si fanno presso i comuni e le fanno le amministrazioni di quelle città. Perché il danno economico di un legame di corruzione cade sui cittadini che pagano la TARI (la tassa dei rifiuti) alta. Perché truccare dati, nascondere accordi loschi, legami squallidi, assunzioni clientelari è un gioco da ragazzi. Così per molte imprese dei rifiuti che sanno già di dovere mettere nel conto “occulto” la tangente mensile per il sindaco, il funzionario, il politico locale ci sono molti politici che con i soldi illeciti tratti dalle imprese dei rifiuti cambiano il tenore delle loro vite e occupano i posti della politica e del bene pubblico per anni in nome di quegli interessi. A mettere in crisi questo sistema di corruzione, da più di dieci anni, c’è Nicola Alfano, imprenditore campano che ha mandato in galera sindaci, impiegati comunali, camorristi ed altri corrotti. Nato all’interno di un’impresa familiare che trivellava pozzi, Nicola Alfano, oggi, distaccatosi da quelle origini, è titolare di un’azienda che con la forza della sola legalità si occupa, raccogliendo ottimi risultati, della igiene urbana di quasi venti città in tre regioni diverse d’Italia: Campania, Abruzzo, Sicilia. lacamorra.it assieme alla testata giornalistica de “il Cittadino” (ilcittadino.info), vi racconterà, a partire da qui, la storia umana e d’impresa di Nicola Alfano con focus, reel, interviste, video inchieste, approfondimenti ed una rubrica sull’educazione ambientale, il ciclo dei rifiuti, la corretta raccolta quotidiana, il settore tutto dei rifiuti. Un viaggio/vademecum che servirà, in ogni parte d’Italia, per capire che custodire il creato, rispettare l’ambiente, osservare legalità è un’azione ed attenzione quotidiana che può cambiare il mondo e rendere le città in cui viviamo dei posti migliori.
Cercola (Na), è il 19 gennaio 2013 e sui media nazionali come sulle testate web di cronaca nera si legge: «Questa mattina i Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco hanno dato esecuzione, a Cercola, ad un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 4 indagati appartenenti o contigui al clan “Cuccaro-Aprea”, attivo nell’area di Napoli – quartiere Barra – con influenze in altri comuni limitrofi, ritenuti responsabili del reato di estorsione commesso con l’aggravante del metodo mafioso. In particolare, il provvedimento del Tribunale di Napoli ha riguardato i seguenti soggetti: Andrea Andolfi, 38 anni, detenuto; Alfredo Tammaro, 39 anni, ex consigliere comunale di Cercola; A. M., 28 anni; R. M., 51 anni. La misura trae origine da un’indagine della Tenenza di Cercola iniziata nel marzo del 2012, a seguito della denuncia sporta dal titolare di una società aggiudicataria di appalto per la raccolta di rifiuti urbani nel Comune di Cercola. L’attività di indagine ha consentito agli investigatori di documentare una richiesta estorsiva proveniente dal clan di Barra (nello specifico, da Andrea Andolfi, figura apicale del sodalizio), veicolata al predetto imprenditore attraverso l’opera di due insospettabili emissari, Antonio e Rosario Martinelli, titolari di una concessionaria a Pollena Trocchia (Na). L’attività investigativa ha inoltre permesso di appurare il ruolo di intermediazione svolto nella vicenda estorsiva da Alfredo Tammaro, consigliere comunale di Cercola all’epoca dei fatti. La misura costituisce la prosecuzione dell’attività di contrasto già avviata nei confronti dei clan operanti nel comprensorio di Barra, attualmente in fase espansiva verso il comune di Cercola e altri centri dell’area vesuviana». A denunciare il sistema corruttivo era stato Nicola Alfano che a Cercola si occupava con l’azienda di famiglia di igiene urbana.
Un mese dopo, è il febbraio del 2013 cambia il paese, da Cercola diventa quello di nascita di Nicola Alfano e della sua famiglia che è Angri, ma la musica non cambia e la bussata alla porta per corruzione è la stessa.
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Così Cristina Zagaria il 25 febbraio del 2013 scriveva su “Repubblica”: «Non ha paura. E denuncia i suoi estortori. Un imprenditore napoletano dice no al pizzo. Due fratelli hanno tentato di costringere Nicola Alfano, titolare della ditta GPN di Sant’Antonio Abate, imprenditore della raccolta di rifiuti, a consegnare 100mila euro come tangente. Ma Alfano, nonostante fosse vessato da reiterate richieste estorsive e minacce anche nei confronti dei familiari, denuncia tutto. E i due fratelli estorsori vengono arrestati dai carabinieri. Il 23 febbraio scorso, ad Angri, nel salernitano, su mandato del gip di Torre Annunziata, i militari dell’Arma hanno notificato il provvedimento restrittivo a Rosario Catania, 29 anni, ora nel carcere di Fuorni, e il fratello Severino, 22 anni, cui è stato concesso il beneficio dei domiciliari. L’accusa è: tentata estorsione. Le indagini, anche con mezzi tecnici, sono state avviate dopo la denuncia della vittima nel mese di gennaio».
Stesso anno stesso caso di corruzione, il terzo, questa volta nell’ultimo mese del 2013 e a Sant’Anastasia, dove Nicola Alfano subentra, dopo un ricorso al tribunale, ad una ditta che già pagava il pizzo nella gestione dell’igiene urbana e riceve dall’impiegato e dal sindaco della città in quel momento una richiesta di tangenti. Il giorno dopo l’arresto in flagranza di reato, ne scrive anche “il Fatto Quotidiano” oltre ai media di tutta Italia.
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«La tangente – scrisse quel giorno il quotidiano fondato da Marco Travaglio – era mensile: 5mila euro. Il sindaco di Sant’Anastasia (Napoli), Carmine Esposito, eletto con il centro destra ma uscito dal Pdl tempo fa, è stato arrestato dai carabinieri di Castello di Cisterna con l’accusa di corruzione. Il primo cittadino stava, infatti, intascando una mazzetta di 15mila euro da una ditta che si era aggiudicata nei mesi scorsi l’appalto per la raccolta dei rifiuti nel comune vesuviano. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, che sono stati coordinati dal procuratore di Nola Paolo Mancuso, la richiesta alla ditta era di 5 mila euro al mese e, di conseguenza, nei 15 mila euro che stava ricevendo erano comprese due mensilità arretrate. Le indagini hanno permesso di accertare che ad aggiudicarsi l’appalto per la rimozione dei rifiuti a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, inizialmente era stata un’altra ditta, gradita al Comune. In seguito a un ricorso al Tar, tuttavia, la rimozione dei rifiuti era stata aggiudicata a un altro imprenditore al quale il sindaco aveva subito fatto capire che se avesse voluto lavorare avrebbe dovuto versare 5mila euro al mese. In caso contrario lo avrebbe ostacolato in tutti i modi. L’imprenditore si è rivolto ai carabinieri i quali hanno registrato tutti i colloqui intercorsi tra lui e il sindaco Carmine Esposito, incontri nel corso dei quali sono stati presi accordi per il pagamento della “mazzetta”. Anche l’appuntamento di oggi, quello decisivo, è stato registrato: i due si sono incontrati prima in Municipio e successivamente in un bar vicino al Comune, dov’è avvenuto l’arresto». Ciò che accadrà dopo a Sant’Anastasia avrà dell’incredibile. I supporter del sindaco arrestato puntarono il dito contro l’imprenditore “colpevole” di aver mandato in galera il loro sindaco. Il quale, uscito dal carcere e limitati i danni giudiziari grazie ad abile legale, nonostante una condanna definitiva passata in giudicato, sarà persino rivotato, una seconda volta, nel 2020. La città si è liberata del sindaco pregiudicato solo lo scorso maggio ma Nicola Alfano a Sant’Anastasia è stato più volte insultato in dibattiti pubblici tenuti dall’ex sindaco tangentista che recitava innocenza ad arte. lacamorra.it fu l’unica testata ad intervistare in quegli anni Nicola Alfano a fargli raccontare la sua vicenda pubblicando tutte le intercettazioni del caso.
Oggi il cammino dell’imprenditore umano e professionale di Nicola Alfano ha detto molte cose. Che la legalità, di certo, non paga, “ma ripaga” come lui stesso ha sottolineato nel primo dei nostri incontri con i quali rivisiteremo il valore della legalità, ricostruire il sistema che regola il ciclo dei rifiuti, le trappole, le insidie per amministratori ed imprese che non cedono alla illegalità. Dalla viva voce di Nicola Alfano capiremo che cosa vuol dire rispettare e tutelare legalità nel mondo dei rifiuti. Con esperti costruiremo un percorso di educazione ambientale. Dai dati della differenziata alle isole ecologiche, dai capitolati alle gare, dalle assunzioni alle conoscenze fondamentali per capire in quanti modi la tassa sui rifiuti può essere abbassata. In quanti e quali modi un cittadino può essere tutelato (o non tutelato) dai politici che vota, dalle imprese dei rifiuti che fanno profitti. Un mondo complesso che racconteremo da qui e nei prossimi mesi con l’unico obiettivo di fare corretta informazione, formare ed informare i cittadini di ogni età a rispettare legalità ed ambiente.
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