Barcellona, capitale mondiale dell’Architettura, sta celebrando quello che è stato proclamato l’Anno Gaudí 2026: un evento che ha visto il crearsi di una rete nazionale, collegando la Catalogna con tutte le altre regioni della Spagna, per poter omaggiare il grande architetto che ha cambiato per sempre il panorama nazionale. Oggi, a cento anni esatti dalla sua morte, Papa Leone XIV ha benedetto ed inaugurato la guglia centrale della Sagrada Família.
di noemi de rosa
Esattamente cento anni fa, il 10 giugno del 1926, si spegneva Antoni Gaudí. Catalano avanguardista, egli è considerato il massimo esponente del modernismo catalano. Capace di creare un linguaggio architettonico tutto suo, prendendo ispirazione delle forme sinuose della natura e sfruttando al massimo i materiali e la forza di gravità per realizzare opere architettoniche dal valore artistico incommensurabile.
Proprio per questo, la Spagna ha voluto omaggiare il suo più grande e famoso architetto proclamando l’Anno Gaudí 2026. In una triangolazione tra Catalogna, Cantabria e Castiglia e León, si è cercato di dare spazio alla scoperta e riscoperta dell’opera del genio. Per la prima volta è stato aperto al pubblico il percorso del “Palazzo Nascosto” e si sono aperte le porte del Piano Nobile di Casa Botines (con i suoi arredi originali ottocenteschi). Anche l’iconico palazzo El Capricho de Gaudí si è unito ai festeggiamenti, a 140 anni dalla sua costruzione. L’idea del governo e delle istituzioni locali è quella, quindi, di potenziare programmi come il Gaudir Més, per dare la possibilità alla popolazione ed ai turisti di visitare i monumenti gaudiniani come mai prima d’ora. Per i residenti sono stati altresì offerti ingressi gratuiti e forti sconti per incentivare alla partecipazione attiva a queste celebrazioni.


Senza ombra di dubbio, il momento saliente di questi festeggiamenti si è registrato oggi con la visita di Papa Leone XIV a Barcellona. Qui, il Sommo Pontefice, ha officiato messa solenne all’interno della Sagrada Familía. Alla presenza del Re Felipe VI e della Regina Letizia, il Santo Padre ha benedetto ed inaugurato la guglia centrale, completata dai costruttori il 20 febbraio 2026. Con un’altezza di 172 metri e mezzo, essa ha reso la basilica la chiesa più alta del mondo (il record era precedentemente detenuto dal Duomo di Ulma, in Germania). Sormontata da una grande croce rivestita di vetro e ceramica, essa riflette la luce del sole e viene illuminata in modo suggestivo di notte. Una torre che corona davvero il complesso delle diciotto torri che Antoni Gaudí aveva previsto nel suo progetto originario. Una visione, quella dell’architetto, non solo artistica ma anche e soprattutto teologica: la guglia dall’imponente altezza prende, infatti, il nome di Torre de Jesús ed è circondata dalle quattro torri più basse, dedicate agli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Il progetto si espande poi con la torre dell’abside che, sormontata da una stella a dodici punti, è dedicata alla Vergine Maria. A completamento vi sono le restanti dodici torri, distribuite sulle tre facciate principali, che – come suggerisce il numero – sono dedicate ai dodici apostoli.

Una rappresentazione scavata nella pietra della fede cristiana che simboleggia la centralità di Gesù nella religione cristiana. Lo ha ricordato anche il Santo Padre durante la sua omelia: «La Sagrada Família è la chiesa più alta del mondo, non per distinguersi nelle classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio» e farsi, con la sua gigantesca croce, un «faro aperto sul Mediterraneo». Non per essere un mero simbolo trionfale o per inseguire primati ma per farsi segno visibile di misericordia, resurrezione ed accoglienza per chi soffre. In virtù di questo, Papa Leone XIV ha lanciato un accorato appello affinché la fede non venga solo professata ma vissuta e diffusa: «Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria».
Nel citare Gaudí, «il servo di Dio», il Vescovo di Roma ha sottolineato anche come egli non abbia concepito la basilica per una propria gloria terrena, ma per realizzare un’opera, corale e colossale, che si faccia «casa che cresce con costanza». Sono durati ben 144 anni i lavori per la sua edificazione: a partire da quel 19 marzo 1882 in cui fu posata la prima pietra, soltanto oggi la struttura principale può dirsi finalmente compiuta. Mancano ancora le rifiniture decorative minori e la maestosa scalinata d’accesso su carrer de la Mallorca, ma l’anima architettonica e spirituale del tempio svetta ormai completa nel cielo di Barcellona.
Con la benedizione della Torre di Gesù Cristo non si festeggia soltanto il traguardo di un cantiere che ha attraversato generazioni, guerre e trasformazioni globali. Si compie anche una promessa antica, celebrata nell’anno del centenario della scomparsa del suo geniale ideatore. La Sagrada Família smette di essere un’incompiuta per rivelarsi in tutta la sua vertiginosa bellezza: una preghiera di pietra, ceramica e luce capace di connettere la terra al cielo, e di testimoniare come la fede, l’arte e la pazienza degli uomini possano erigere monumenti destinati all’eternità.













