di gaetano manfredi sindaco di napoli
Il dibattito apertosi sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno in merito alla trasformazione urbanistica a Napoli, non ultimo con l’intervento di Aldo Schiavone, offre l’occasione per tracciare un primo bilancio dei progetti messi in campo dalla nostra Amministrazione, per condividere la visione di città che abbiamo immaginato e per disegnare le prospettive future dinanzi a noi.
Premesso che, per troppi decenni, la città è apparsa immobile e incapace di cogliere i cambiamenti sociali ed economici, ogni possibile idea che guardasse al futuro è stata «bocciata» oppure ostacolata dal furore ideologico o post ideologico. La pur legittima paura delle «Mani sulla città» è divenuta una sindrome che ha frenato l’innovazione, la collaborazione tra pubblico e privato basata su nuove regole, l’allineamento alla trasformazione delle grandi citta europee che nel frattempo hanno saputo intercettare fondi e investimenti o beneficiato dell’impatto di grandi eventi.
Analizzare perché tutto ciò sia accaduto nell’arco di oltre 30 anni aprirebbe un altro interessante dibattito, più utile qui spiegare l’approccio che in questi quattro anni e mezzo di mandato abbiamo adottato, elencare i primi risultati raggiunti e abbozzare l’agenda di domani.
Partiamo dalla visione della Napoli del futuro. La prospettiva della città deve essere su scala metropolitana guardando ad una Grande Napoli che oltrepassi anche i confini della città metropolitana, sviluppando servizi e infrastrutture in una logica di area vasta.
Napoli è troppo piccola per bastare a se stessa — e troppi cittadini residenti in provincia vi entrano ogni giorno per lavorare e studiare — per non pensare in tale logica come fanno le grandi citta europee. La scelta di finanziare con nostre risorse la Linea 10 della Metro fino all’Alta Velocità di Afragola va proprio in questa direzione.
Napoli deve essere policentrica. Bisogna pensare ai nostri quartieri come tanti poli urbani dotati di servizi, identità e vivibilità con vocazioni specifiche che ridistribuiscano valore e garantiscano dignità e opportunità a tutti i cittadini superando la dimensione delle periferie. L’area Est come polo dell’innovazione, l’area Ovest come polo dello sport e del benessere, l’area Nord come nuova area della residenzialità accessibile con servizi adeguati. L’Università a Scampia e San Giovanni, le grandi rigenerazioni delle Vele, di Taverna del Ferro, dei Bipiani si inseriscono in questa dimensione. La politica culturale e turistica con tante iniziative di successo in questi luoghi lo confermano. Il recupero della balneabilità della linea di costa guarda a questa prospettiva. Tutte queste azioni sono un modo concreto per «allargare» la città e renderla il più possibile omogenea con l’obiettivo di ridurre i divari e le diseguaglianze sedimentatesi negli anni. Le periferie non sono «discariche», ma opportunità di crescita.
La crescita economica, che stiamo vivendo, deve guardare a Napoli da un lato come città del turismo internazionale, valorizzando l’unicum del patrimonio culturale materiale ed immateriale che possediamo, dall’altro come città della tecnologia utilizzando la leva del capitale umano, dell’innovazione e della formazione universitaria di eccellenza come fattore di attrazione di talenti e imprese per realizzare un grande polo di industria e servizi ad alto tasso tecnologico.
Il Rione Sanità, i Quartieri Spagnoli, l’area di San Giovanni a Teduccio e il Centro Direzionale sono degli esempi concreti di trasformazione già in atto. Quantomeno avviata.
Napoli deve essere più sostenibile riducendo l’impronta carbonica e contrastando gli effetti del cambiamento climatico. Più trasporto pubblico e meno auto in città con una grande zona a traffico limitato quando gli interventi di sviluppo e manutenzione della metropolitana saranno completati e quando la Circumvesuviana sarà resa più efficiente. Occorre poi più verde in città, completando la manutenzione del patrimonio arboreo che stiamo portando avanti e realizzando i nuovi parchi dei Camaldoli e di Bagnoli. Più attenzione al clima nelle nuove opere di riqualificazione ben consapevoli — come sul lungomare — che nelle zone vincolate è necessario il superamento dei vincoli paesaggistici e architettonici per come sono oggi imposti.
E poi Napoli deve saper guardare lontano. In Italia bisogna utilizzare la leva dell’Alta Velocità. L’asse Napoli-Roma significa determinare un nuovo baricentro dello sviluppo e del potere decisionale a partire dal Centro-Sud del nostro Paese.
L’asse Napoli-Bari rappresenta una macroregione di dieci milioni di abitanti, aperta su due mari, orientata ai Balcani, che cresce più della media nazionale da cinque anni. In tale ottica bisogna utilizzare lo sviluppo di due asset strategici, Porto ed Aeroporto finalmente uniti dalla Metro, per diventare lo snodo di congiunzione tra Europa e Mediterraneo allargato in una prospettiva geopolitica globale che si svilupperà necessariamente sull’asse Nord-Sud del mondo.
Nei miei continui colloqui con personalità ed autorità internazionali percepisco che questo è il ruolo che tutti ci attribuiscono. Tutti si aspettano che Napoli torni ad essere Capitale e abbiamo gettato le basi affinché accada.
Molto di tutto ciò lo abbiamo avviato sia dal punto pianificatorio che infrastrutturale. L’adozione di tre varianti al Piano Regolatore esistente e l’approvazione del preliminare del nuovo Piano Regolatore coordinate dall’assessore Lieto dimostrano come il processo di modernizzazione degli strumenti pianificatori sia già iniziato e fortemente voluto nella logica che ho descritto. In questa prospettiva molte opere sono in fase di avanzata realizzazione sfruttando la spinta economica e infrastrutturale del Pnrr.
Procede velocemente il recupero dell’Albergo dei Poveri, luogo sconosciuto ai più in grado di guadagnare invece l’attenzione di uno straordinario divulgatore quale Alberto Angela che presto ne racconterà l’evoluzione. Un cenno merita poi il Centro storico Unesco, destinatario di investimenti persi nel tempo eppure affollato di friggitorie senza che nessuno muovesse un dito: noi abbiamo posto un freno alle nuove aperture e poi approvato una variante urbanistica funzionale ad incentivare nuovi b&b in altre zone della città per evitare uno squilibrio irreversibile come sta avvenendo nei centri storici delle grandi città.
Infine, il capitolo Bagnoli, dove abbiamo deciso di non rimuovere la colmata divenuta nei decenni un feticcio comodo per non fare nulla se non chiacchiere e demagogia: l’accelerazione impressa dall’America’s Cup porterà benefici immediati e a lungo termine per un semplice e sottovalutato motivo.
I napoletani si riapproprieranno di uno spazio pubblico a loro impedito, con verde urbano, impianti sportivi e terrazza a mare.
È insomma un momento storico per Napoli. Una straordinaria finestra di opportunità che si apre dopo decenni che ci hanno visto dal lato dei perdenti con una città considerata irrecuperabile, isolata e marginalizzata, di fatto prigioniera dei suoi fantasmi. Abbiamo imparato finalmente a credere in noi stessi, ad eccellere, a non rincorrere ma a essere davanti agli altri.
È il momento di un dibattito serio che metta in campo le straordinarie energie positive che la Grande Napoli possiede. Noi siamo pronti ad ascoltare, discutere e condividere il percorso futuro.
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