In uno stesso giorno, di giovedì 10 settembre ’26, Pomigliano d’Arco si è trovata al centro del turbinio che solo certe notizie possono portare. È tarda mattinata quando dal Ministero della Cultura arriva la notizia che a Pomigliano nessuno più si attendeva dopo le polemiche nate dall’ultima recentissima edizione casalnuovese del FLIP, il Festival della Letteratura Indipendente che nella “P” finale porta anche il nome della città dove è nato per idea ed impegno di un’Associazione che annovera al suo interno docenti, editori, librai e tantissimi giovani che amano la cultura ed i libri, soprattutto quelli legati all’infanzia. Tra quei nomi, Fabio D’Angelo e Ciro Marino ma anche Maria Carmela Polisi che in uno degli edifici della villa comunale, dove il FLIP delle cinque edizioni si è sempre fatto, ha una libreria che è un presidio antifascista dal nome evocativo “Mio nonno è Michelangelo”. Tutto bello se non si fosse aperto quest’anno uno scontro tra il sindaco della città Raffaele Russo e Maria Carmela Polisi accusata da quest’ultimo di “usare” la costituzione italiana ed il richiamo ad essa per propri fini personali e aver chiesto per questo agli organizzatori del FLIP di far fuori proprio Maria Carmela Polisi. La richiesta rispedita al mittente dagli organizzatori ha dato poi corso all’edizione 2026 fatta fuori “patria” in quel di Casalnuovo e conclusasi da poco con successo di pubblico e consensi. Pratica e polemiche nemmeno archiviate che la notizia delle sette finaliste è arrivata in città nello stesso giorno in cui con un post social di Maria Carmela Polisi annunciava le sue “dimissioni” da FLIP per farlo tornare in città. Mentre, a notizia diffusa di trovare Pomigliano tra le sette finaliste un altro post di FLIP mirava a fare chiarezza. Ed un altro ancora dall’account dell’Assessorato alla Cultura mirava a riportare meriti verso l’assessore alla Cultura. Intanto decine di articoli che annotavano e annotano con orgoglio l’arrivo di Pomigliano d’Arco tra le sette città finaliste che si contenderanno a breve il titolo di Capitale del Libro 2027. Ecco una sintesi del confronto/scontro apertosi da ieri sul tema dei libri nella città che potrebbe essere Capitale del Libro 2027.
In ordine di tempo arriva per primo il post di Maria Carmela Polisi dal suo account di libreria “Mio nonno è Michelangelo” ed è già un colpo di scena quando ancora in pochi sanno che Pomigliano d’Arco è tra le sette finaliste scelte dal Ministero della Cultura. Dice in capslock:
“LASCIO IL FESTIVAL AFFINCHÉ POSSA ESSERE RIPORTATO A CASA SUA. IL FLIP È DI POMIGLIANO E LA CITTÀ LO DEVE RIAVERE QUINDI, POICHÉ L’INDIFFERENZA È STATA PIÙ FORTE DELLA DEMOCRAZIA LASCIO IL FESTIVAL PER AMORE DELLA CITTÀ RIPORTATE A CASA IL Flip – Festival della Letteratura Indipendente. Il “soggetto che usa la Costituzione a proprio vantaggio” fa un passo indietro per amore e per dignità È MORTA LA DEMOCRAZIA VIVA LA DEMOCRAZIA @fanpiùattivi
Nemmeno un’ora dopo e in città si diffonde la notizia che Pomigliano d’Arco è tra le sette finaliste. E dal profilo social di Flip, prima ancora che tutta la stampa ne riportasse traccia fa capolino un post che dice:
Pomigliano è tra le finaliste per Capitale italiana del libro 2027 con “Città Officina del Leggere”. È una bella notizia. Il problema comincia subito dopo: quando qualcuno prova a decidere di chi sia il merito. Facciamo allora una cosa poco elegante ma necessaria: ricordiamo i fatti. Quel dossier non è nato per generazione spontanea negli uffici comunali. La parte dedicata all’infrastruttura culturale è stata scritta da Fabio D’Angelo e Ciro Marino. La parte economica è stata costruita con Camilla Stellato. Il logo è di Fabiana Cuofano, che ha disegnato anche l’identità visiva del FLIP. Fabio D’Angelo e Ciro Marino hanno lavorato gratuitamente alla stesura. Nessuna parcella. Nessun compenso. L’idea nacque dopo una chiacchierata con Paolo Picone. In quei giorni un libro di Wojtek Edizioni, casa editrice di Pomigliano, era candidato al Premio Strega e Mirella Armiero raccontava sul Corriere del Mezzogiorno ciò che stava crescendo attorno ai libri in città. Ci sembrò necessario mettere insieme quelle energie. E restituire qualcosa alla comunità del libro di Pomigliano, che al FLIP ha dato in questi anni un affetto impossibile da contabilizzare. Il dossier nasce anche da questo: il FLIP credeva nella candidatura di Pomigliano. Non nella sua amministrazione. Antonio Moresco è oggi ambasciatore in Italia della candidatura. Vale allora la pena ricordare una piccola storia. Nel 2020 Fabio D’Angelo e Ciro Marino proposero all’amministrazione Russo, assessore Trotta, un progetto culturale. Non ebbe la fiducia dell’amministrazione. Lo fecero lo stesso. Si chiamava “Orsi e Cefali a Berlino”, si teneva principalmente al Berlin e aveva come ospite d’onore proprio Antonio Moresco. Per utilizzare lo slargo Pannella dovemmo pagare perfino l’occupazione di suolo pubblico. Quel Berlin era un pub storico di Pomigliano. Solo che negli anni sarebbe diventato qualcosa di molto meno facile da definire: un luogo iconico della letteratura indipendente italiana, punto di passaggio e di incontro per scrittori, editori e lettori arrivati a Pomigliano con il FLIP. L’anno dopo, con l’ingresso di Mariacarmela Polisi, quell’idea sarebbe diventata il FLIP. Sei anni dopo, Moresco è ambasciatore della candidatura e Pomigliano arriva in finale con un dossier scritto anche da chi allora non meritava nemmeno la fiducia necessaria per occupare gratuitamente uno slargo. La storia ha un senso dell’umorismo feroce. Sindaco e assessore possono festeggiare. Non possono intestarsene il merito. Non si può provare a demolire un’esperienza culturale e poi arrivare alla fotografia finale cercando una medaglia. E resta una telefonata, con un aut aut e il tentativo di decidere chi potesse stare dentro il FLIP. È stata un’ingerenza nell’autonomia di un’associazione culturale. La risposta fu no. Lo è ancora. Il FLIP non cambia persone, scelte o libertà in cambio di spazi, contributi o fotografie istituzionali. Per questo non accompagnerà questa amministrazione nelle prossime fasi e diffida dall’utilizzare il proprio nome per accreditarne l’azione politica. Non è rancore. È memoria. E la memoria ha un difetto terribile per chi riscrive le storie: conserva le bozze. Questa, per fortuna, l’abbiamo ancora.
Sin qui la voce, le ragioni e la ricostruzione di Maria Carmela Polisi e di FLIP, Ma la notizia corre veloce e il fatto che Pomigliano d’Arco sia tra le sette finaliste muove inevitabilmente e anche l’orgoglio e l’entusiasmo dell’amministrazione comunale che arriva suoi media e sui social in un lampo. Ci pensa dapprima l’Ansa che riporta a riportare la voce e la soddisfazione dell’amministrazione.
(ANSA) – POMIGLIANO D’ARCO, 10 SET – Pomigliano d’Arco (Napoli), è tra le sette città finaliste per il conferimento del titolo di Capitale Italiana del Libro 2027. Lo ha comunicato il Ministero della Cultura con una nota del Dipartimento per le Attività Culturali, che ha individuato i Comuni ammessi alla fase conclusiva della selezione. Insieme a Pomigliano d’Arco sono state ammesse Chiaromonte (Potenza), Iglesias (Sardegna), Monreale (Palermo), Nuoro, Teramo e Treviso. “Essere tra le sette città finaliste è già un risultato straordinario che premia il lavoro di un’intera comunità – ha detto il sindaco di Pomigliano d’Arco, Raffaele Russo – questa candidatura è nata dal coinvolgimento di istituzioni, scuole, associazioni, operatori culturali e cittadini che hanno creduto nella forza dei libri come motore di sviluppo. Oggi Pomigliano dimostra di poter competere con realtà prestigiose a livello nazionale grazie ad una visione condivisa della cultura. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo percorso e tutti i protagonisti del mondo culturale italiano che hanno scelto di sostenere la nostra candidatura. Adesso affronteremo con determinazione l’ultimo passo, consapevoli che Pomigliano merita questo riconoscimento e che, comunque vada, ha già dimostrato di essere una città che legge, produce cultura e guarda al futuro”. I sette enti comunali saranno ora chiamati a sostenere un’audizione pubblica davanti alla Giuria ministeriale, durante la quale presenteranno il proprio dossier progettuale in un incontro della durata massima di 60 minuti, suddiviso tra esposizione del progetto e sessione di domande. L’ultima fase della selezione vedrà protagonista l’assessore alla Cultura Giovanni Russo, che presenterà il dossier davanti alla Commissione ministeriale. “L’audizione rappresenterà il momento decisivo di un percorso costruito con competenza, partecipazione e passione – ha affermato l’assessore Russo – porteremo al Ministero non soltanto un progetto amministrativo, ma il racconto di una comunità che negli anni ha saputo trasformare la lettura in uno strumento di crescita collettiva. Illustreremo una candidatura innovativa, radicata nel territorio e proiettata verso il futuro, convinti che Pomigliano d’Arco abbia tutte le caratteristiche per diventare Capitale Italiana del Libro 2027“. Per la città dell’area metropolitana di Napoli si tratta del riconoscimento di un percorso costruito negli ultimi anni attraverso un intenso lavoro di promozione della cultura e della lettura, culminato nel dossier “Pomigliano d’Arco – Città officina del leggere“, e che ha raccolto il sostegno di numerosi protagonisti del panorama culturale nazionale. La proclamazione della città vincitrice è attesa al termine delle audizioni che si svolgeranno presso il Ministero della Cultura.
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Anche il post dal profilo dell’Assessorato alla Cultura la notizia viene così rivendicata con orgoglio e si scrive.
“𝑰𝒍 𝒄𝒂𝒗𝒂𝒍𝒍𝒐 𝒔𝒊 𝒗𝒆𝒅𝒆 𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒓𝒔𝒂
C’è chi imbocca la via della polemica. E c’è chi sceglie quella, più difficile perché silente e spesso meno evidente, della dedizione e dell’azione concreta. L’assessore alla Cultura ha scelto la seconda: non un lavoro plateale, fatto di proclami e prese di posizione, ma 𝐮𝐧 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨, 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨, un progetto culturale coerente portato avanti senza clamore, edizione dopo edizione, anno dopo anno. Oggi quel lavoro certosino e costante trova esito in una risposta che parla da sola: 𝐏𝐨𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝’𝐀𝐫𝐜𝐨 è 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐢𝐛𝐫𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟕. Non è un caso. È la conseguenza diretta di una scelta precisa: 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐭𝐞𝐫𝐞. 𝐀𝐠𝐢𝐫𝐞, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐠𝐢𝐫𝐞. Non sono mancate, in queste settimane, voci polemiche e accuse prive di reale fondamento, capaci di gettare un’ombra su un percorso costruito, passo dopo passo, dall’impegno di un’intera comunità. Ma 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐚𝐥𝐞𝐫𝐞 è 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞, che ha saputo custodire e portare a compimento quel lavoro, al riparo da ogni tentativo di comprometterlo. E forse questo è il momento più giusto per lasciarsi alle spalle le polemiche di queste settimane e tornare, tutti, 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨: quello di chi lavora per la propria città, senza bisogno di alzare la voce. Lo smacco. Lo scacco matto che sorprende e conferma il gioco maestro. 𝐈 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢, 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝐝𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐏𝐨𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝’𝐀𝐫𝐜𝐨 è 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 𝐝’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚!”
Sin qui le parole scritte e dette tra chi rivendica paternità e meriti e chi li contesta e vuole riportare la cronologia degli eventi. E poi c’è chi, fuor di polemica, da pomiglianese si augura che tra le sette città finaliste, nonostante la polemica sia ancora tutta davanti, Pomigliano d’Arco possa ottenerla questa assegnazione nel segno della sua storia tra tradizioni popolari, testi di canzoni, cantastorie e tanto altro che di culturale si è mosso in tutti i decenni passati sulla città. Magari potrebbe essere un modo per rimettere a posto le cose. Chissà…

















