Temperature interne superiori a 35 gradi nelle aule e negli uffici esposti al Sud, privi di climatizzazione o schermature idonee. È l’allarme lanciato dalla Flc Cgil che parla di «picchi drammatici» registrati nelle scuole nelle ultime 48 ore. «Con l’imminente ripresa delle lezioni per tutti gli studenti, – si legge in una nota – questa emergenza microclimatica rischia di colpire con straordinaria gravità soprattutto gli alunni con disabilità, disturbi dello spettro autistico o patologie croniche. Accogliere questi ragazzi in ambienti sovraffollati e roventi rappresenterà una vera e propria barriera all’inclusione, trasformando la classe in un fattore di alto rischio psicofisico e di grave sofferenza». Intanto il governo ha messo a disposizione 20 milioni di euro per provare ad attenuare il caldo negli edifici scolastici. Sono soldi destinati a tutte le scuole italiane, che però hanno tempo solo fino a venerdì per ottenerne una parte, con il solito e assai problematico meccanismo del “click day”: andranno cioè a chi sarà più veloce a fare richiesta. La cifra è ampiamente insufficiente, considerando che le scuole sono quasi ottomila, e molti dirigenti scolastici si sono lamentati del fatto che la misura è stata adottata con approssimazione e fretta, lasciando molte cose poco chiare.
Non si capisce bene, per esempio, cosa sarà possibile acquistare con questi soldi. Nel suo comunicato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha parlato di «apparecchi e dispositivi per il raffrescamento». In questa categoria rientrano, almeno in teoria, sia apparecchi mobili come ventilatori o condizionatori portatili sia impianti fissi. Ma un impianto di aria condizionata canalizzato in una scuola con molte aule può arrivare a costare decine di migliaia di euro, senza contare che per l’installazione servirebbero lavori di predisposizione alla struttura e alla rete elettrica. Daniele Parrucci, delegato all’edilizia scolastica della Città metropolitana di Roma, ha detto a Repubblica che servirebbero 25 milioni di euro «solo per mettere i condizionatori nelle scuole di Roma e provincia».
Che si tratti di una soluzione per tamponare la situazione l’ha fatto intendere lo stesso Valditara: nonostante parli di una «promessa mantenuta» dice comunque di aspettarsi un contributo anche da parte delle istituzioni locali come comuni e province, che sono le proprietarie degli immobili scolastici, e aggiunge di stare lavorando «a un piano più ampio per l’efficientamento energetico delle scuole».
Ai 20 milioni di euro possono accedere tutti gli istituti scolastici statali, dagli asili alle scuole superiori, con edifici che non siano di nuova costruzione, che non siano stati oggetto di interventi di efficientamento negli ultimi anni e che non siano già dotati di aria condizionata. Rimane esclusa, insomma, una piccolissima parte del patrimonio immobiliare scolastico, composto per la stragrande maggioranza da edifici vecchi e per quasi il 93 per cento privi di impianti di condizionamento.
.













